Counseling e ascolto di sé: quando parlare aiuta a tornare a sentire

Pubblicato il 25 febbraio 2026 alle ore 17:35

Quando parlare non serve a capire, ma a tornare a sentire

Ci sono momenti in cui hai già capito tutto.
Sai da dove vengono certe dinamiche, riconosci gli schemi che si ripetono, hai letto, studiato, riflettuto.
Eppure qualcosa dentro resta bloccato, come se la comprensione non bastasse a smuovere ciò che senti nel profondo.

Molte persone arrivano al counseling proprio da qui:
non perché “non capiscono”, ma perché si sono allontanate dal proprio sentire.
Hanno imparato a spiegarsi, a giustificarsi, a tenere insieme, a reggere.
La mente funziona, il corpo va avanti.
Ma il contatto con ciò che si prova davvero si è assottigliato.

Nel counseling, almeno per come lo intendo io, la parola non serve a dare risposte veloci.
Serve a creare uno spazio di presenza.
Uno spazio in cui puoi fermarti, ascoltarti mentre parli, accorgerti di ciò che emerge tra una frase e l’altra, di ciò che senti nel corpo mentre racconti.

Non è un lavoro di “aggiustamento”.
È un lavoro di riconnessione.

Spesso siamo abituati a usare le parole per controllare:
controllare le emozioni, controllare l’immagine che diamo, controllare la paura di essere “troppo”.
Nel tempo questo controllo diventa una forma di distanza da sé.
Si parla, si spiega, si analizza, ma non ci si sente davvero.

Nel counseling la parola può tornare a essere un ponte, non una difesa.
Un modo per dare nome a ciò che si muove dentro, senza doverlo subito risolvere.
A volte basta questo:
sentirsi ascoltate senza dover dimostrare nulla,
dire ad alta voce qualcosa che non si era mai detto,
accorgersi che ciò che si prova ha un senso, anche se non è comodo.

Dal punto di vista più “teorico”, il counseling lavora proprio su questo:
sulla consapevolezza e sulla qualità della presenza nella relazione.
Non è una tecnica per eliminare le emozioni difficili, ma uno spazio per attraversarle in modo più umano, senza rimanerne schiacciate.

La mia esperienza personale mi ha insegnato che non si guarisce capendo di più.
Si guarisce sentendo in modo più vero.
Quando ho smesso di usare le parole solo per spiegarmi e ho iniziato a usarle per ascoltarmi, qualcosa ha iniziato a muoversi davvero.
Non in modo eclatante, ma con piccoli spostamenti interni che, nel tempo, cambiano il modo di stare con sé e con gli altri.

Se stai vivendo una fase in cui ti senti “nella testa”, confusa, piena di pensieri ma poco in contatto con ciò che senti, forse non hai bisogno di un’altra spiegazione.
Forse hai bisogno di uno spazio in cui le parole possano tornare a essere un luogo di incontro con te, non solo uno strumento per tenere tutto sotto controllo.

Non c’è nulla da aggiustare in te.
C’è solo, a volte, da fermarsi un momento e tornare a sentire.

 

Se queste parole ti risuonano e senti il bisogno di orientarti da dove partire, puoi tornare alla home e trovare la Mappa di Riconnessione.
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